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Ministero della Giustizia, interpelli dirigenziali: esiti pubblici, nessun margine per i sospetti

Da decenni, al Ministero della Giustizia, gli interpelli per gli incarichi dirigenziali di livello non generale vengono aperti con un avviso pubblico, mentre la loro conclusione non è accompagnata da un atto che dia conto, in modo sistematico, degli incarichi conferiti e delle posizioni rimaste disponibili.

Confintesa Dirigenti PA, certa che nelle scelte dell’Amministrazione non vi sia nulla da nascondere, ha chiesto al Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria e al Direttore Generale del Personale e della Formazione di migliorare questa prassi, disponendo che ogni procedura, dell’Amministrazione centrale come degli uffici giudiziari, si chiuda con un avviso pubblicato entro un termine certo, perché rendere pubblico ogni esito è il modo più semplice per togliere spazio a malignità e sospetti.

La richiesta trova già fondamento nell’art. 19, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che impone di rendere conoscibili i posti di funzione disponibili e i criteri di scelta, e nell’art. 22 del CCNL dell’Area Funzioni Centrali sottoscritto il 28 ottobre 2025, che prevede procedure trasparenti a garanzia del diritto di ogni dirigente di ruolo a un incarico. Altre Amministrazioni pubblicano già gli esiti, e lo stesso Ministero ha imboccato questa strada con l’aggiornamento della pagina degli interpelli del 28 ottobre scorso, precisando che le pubblicazioni sono completate con l’esito.

Abbiamo chiesto che la regola valga anche per le procedure in corso e che entri stabilmente nella disciplina ministeriale degli incarichi, perché una procedura trasparente dall’inizio alla fine tutela allo stesso modo l’Amministrazione che decide e i dirigenti che partecipano.

Confintesa Dirigenti PA, lo sappiamo bene, non figura ancora tra le organizzazioni rappresentative della dirigenza, e c’è chi ragiona come nel film Wonka del 2023, dove a chi vuole aprire una cioccolateria si obietta che “non le danno un negozio senza vendere cioccolato, e non può vendere cioccolato senza un negozio”: un circolo vizioso che convince soltanto chi non è disposto ad accettare idee diverse dalle proprie. Per proporre regole migliori, però, non occorre sedere al tavolo negoziale: per riconoscere un buon cioccolatino, del resto, non serve possedere la fabbrica.

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