Dopo il question time del 27 maggio alla Camera, Confintesa FP chiede al Ministro della Giustizia un chiarimento definitivo sui ruoli nella macchina giudiziaria: superare le vecchie circolari del 2006-2007, valorizzare la dirigenza amministrativa e garantire una netta distinzione tra gestione amministrativa ed esercizio della giurisdizione
ROMA — Con lettera Prot. 86 del 28 maggio 2026, indirizzata al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e, per conoscenza, ai vertici del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, Confintesa FP è intervenuta sulla risposta resa dal Ministro alla Camera dei Deputati il 27 maggio, in sede di question time, sull’avvenire dell’Ufficio per il Processo.
Confintesa FP condivide l’impianto di fondo della risposta, ma segnalano con franchezza un passaggio che merita una precisazione, «perché tocca un principio ordinamentale». Nel concludere, il Ministro ha affermato che gli uffici giudiziari «sono retti anche per quanto riguarda la parte amministrativa dai magistrati» e che, perciò, l’interlocuzione con la magistratura «deve avvenire in via primaria».
Una lettura che, sul piano della legge, va corretta. Il D.Lgs. 240/2006 affida al Magistrato Capo l’organizzazione dell’attività giudiziaria e il personale di magistratura (art. 1), e al dirigente amministrativo la responsabilità della gestione del personale amministrativo, delle risorse e dei servizi (art. 2). Sono funzioni distinte, esercitate da professionalità distinte.
La dirigenza amministrativa del Ministero della Giustizia è individuata attraverso concorsi pubblici, anche molto seri e selettivi: un corpo formato proprio per la gestione delle strutture pubbliche, con un lavoro diverso da quello del magistrato e non subordinato ad esso. Affermare che la parte amministrativa è retta dai magistrati, sottolinea il sindacato, finisce per disconoscere il ruolo di chi quelle funzioni esercita ogni giorno: i dirigenti amministrativi di prima e seconda fascia e, in loro assenza, i direttori e i funzionari degli uffici. «Le parole, in sede istituzionale, pesano, e non hanno reso giustizia a una componente essenziale della macchina giudiziaria.»
C’è, del resto, anche l’interesse della giurisdizione a che le cose stiano al loro posto. Caricare i magistrati della gestione amministrativa significa sottrarre loro tempo ed energie preziose, da dedicare alla funzione per la quale hanno superato il concorso e che la collettività attende da loro: l’esercizio della giurisdizione. «Ogni professionalità al proprio posto non è una rivendicazione di parte, ma è la condizione perché l’intera macchina funzioni meglio.»
Per Confintesa FP si tratta di un equivoco che ritorna con frequenza crescente — emerso di recente dal CSM e ribadito ora in sede di question time — e che va finalmente chiarito.
La richiesta al Ministro è concreta: atti che superino l’orientamento fissato dalle circolari del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del 2006 e del 2007 — atti, a parere del sindacato, privi di forza di legge e da troppo tempo mai rivisti — e che riconoscano a ciascuno il ruolo che la legge e il contratto gli assegnano. Dove il posto è coperto, va garantito al dirigente amministrativo il pieno riconoscimento del ruolo e delle funzioni proprie, al riparo da ogni sovrapposizione con la sfera giurisdizionale. Dove il dirigente manca, le funzioni gestionali vanno affidate alla professionalità amministrativa apicale degli uffici, e non alla magistratura — anche attraverso la piena attuazione dell’Area delle Elevate Professionalità, a oggi non prevista nel PIAO del Dipartimento.
Ai dirigenti amministrativi compete la gestione del personale e dei servizi; ai magistrati l’esercizio della giurisdizione. «Non è una questione solo di principio — conclude la lettera — una dirigenza cui non si riconosce il ruolo che le compete finirà per cercare altrove amministrazioni pronte a valorizzarla, e il Ministero della Giustizia non può permettersi di perderla.»
LEGGI IL DOCUMENTO INTEGRALE: Lettera_Ministro_dirigenza_amministrativa_Prot.86
